Arthur Johannes Scholz (1883-1945)

Questo progetto si concentra sulla riscoperta del compositore austriaco Arthur Johannes Scholz (1883-1945), e si propone di contribuire a colmare un gap ancora ampio nella letteratura chitarristica e di musica da camera con chitarra nel panorama mitteleuropeo della prima metà del XX secolo. La sua musica rimane ancora oggi quasi inedita e priva di registrazioni moderne, e questa ricerca vuole restituirla al repertorio attivo riportando alla luce queste pagine della letteratura viennese e chitarristica del Novecento rimaste dimenticate per quasi un secolo.

Il progetto ha le sue radici a Torino, nato dalla ricerca di Dora Filippone e del team di Guitare Actuelle, e prosegue oggi anche in Svizzera come progetto di ricerca artistica di Marcello Massari, con il supporto della Prof.ssa Elena Càsoli e della Dott.ssa Nathalie Meidhof, concentrandosi su ricerca archivistica, pratica artistica, prime esecuzioni moderne e edizioni critiche.  

Revisione ed Edizione Critica

Studio e revisione in edizione critica moderna dei manoscritti originali, con la pubblicazione delle opere di Arthur Johannes Scholz con chitarra presso Pizzicato Verlag Helvetia.

Produzione Discografica

Registrazione di un primo volume monografico dedicato a Scholz, frutto di un lavoro di riscoperta e interpretazione di brani mai eseguiti prima d'ora (di prossima uscita con l'etichetta Da Vinci Publishing).

serie in corso di pubblicazione

di prossima uscita

Note biografiche su Arthur Johannes Scholz

Arthur Johannes Scholz (nato il 16 novembre 1883 a Lemberg — oggi Lviv, Ucraina; morto il 3 aprile 1945 a Vienna) rappresenta una figura quasi interamente dimenticata nel panorama musicale austriaco della prima metà del Novecento.

Scholz ricevette la sua formazione musicale a Goldberg (oggi Złotoryja, Polonia) e a Vienna. Successivamente operò come organista, direttore d'orchestra e di coro a Spalato (oggi Split, Croazia), Olmütz (oggi Olomouc, Repubblica Ceca) e infine a Vienna, dove si stabilì definitivamente nel 1911.

Polistrumentista di formazione — ha studiato violino, oboe, flauto, clarinetto, pianoforte e organo — consacrò l'intera carriera artistica alla composizione e alla direzione corale, lasciando un'ampia produzione che spazia dall'opera alla sinfonia, fino alla musica corale. Tuttavia, il nucleo centrale della sua eredità artistica risiede nella musica da camera, caratterizzata da una spiccata originalità. Negli ultimi anni di vita si dedicò con particolare fervore alle composizioni per chitarra, sia solista che in ensemble cameristici, strumento che aveva sempre considerato straordinariamente ricco di possibilità espressive. In questo ambito collaborò strettamente con le chitarriste viennesi Gerta Hammerschmid (1906–1985) e Luise Walker (1910–1998), alle quali dedicò opere di grande raffinatezza e vigore espressivo. Scholz fu inoltre collega della stessa Luise Walker presso la Staatsakademie für Musik und darstellende Kunst di Vienna (oggi Università della Musica e delle Arti Performative di Vienna), dove a partire dal 1932 ricoprì l'incarico di docente di Akademische Chorschule e Praktische Instrumentation. I documenti d'archivio indicano che dal 19 febbraio 1933 fu membro illegale del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP), messo al bando in Austria dal giugno dello stesso anno. Dal 1937 ottenne la cattedra di Melodiebildungslehre.

Insignito di diversi premi in Austria, Spagna, Germania e Svizzera, Scholz visse una carriera viennese segnata da collaborazioni di rilievo — in particolare con i Wiener Symphoniker — e da successi come l'opera buffa Don Diego, di cui scrisse anche il libretto. La sua attività concertistica pubblica subì tuttavia una brusca interruzione: l'ultima esecuzione ufficiale documentata di una sua opera risale al 13 aprile 1937, quando i Wiener Symphoniker eseguirono la composizione per coro maschile e orchestra Die Mühle am Arendsee. In seguito a questo evento, i suoi lavori scomparvero quasi del tutto dai programmi concertistici.

Con la moglie Charlotte Scholz (1888–1961) ebbe un figlio, Klaus (1915–1992), ingegnere oggi riconosciuto tra i pionieri della robotica in Austria. Dopo la scomparsa, avvenuta il 3 aprile 1945, la figura di Arthur Johannes Scholz cadde rapidamente nell'oblio. Gran parte delle sue opere, spesso concepite per grandi organici, è rimasta fino ad oggi inedita.

Autore

Marcello Massari

Ultima modifica

26.04.2026

Letteratura